L’apertura dei lavori è stata presenziata dalle istituzioni nella figura del vice Sindaco di Bacoli Mauro Cucco che ha salutato i presenti portando anche il saluto del sindaco Josi della Ragione introducendo il territorio di Bacoli e dei Campi Flegrei come esempio di commistioni di antiche civiltà che hanno lasciato il segno nella modulazione del paesaggio grazie alla viticoltura, alla coltivazione di mitili, alla presenza delle terme naturali ed una posizione strategica che ha favorito il passaggio e la permanenza di illustri ospiti di cui vi sono tracce visibili nella storia dei Campi Flegrei.
Moderati da Adele Munaretto, divulgatrice gastronomica, sommelier e anche ufficio stampa del Comitato nello specifico i relatori sono stati:
Il Presidente del Comitato italiano per la tutela del Piede Franco Silvano Ceolin cha aperto il discorso ringraziando tutti i partecipanti di cui si riporta il testo.
“BUONGIORNO E BENVENUTI A TUTTI, ALLE AURORITÀ PRESENTI, ALLA ASSOCIAZIONE LES FRANCS DE PIED, AL SUO PRESTIGIOSISSIMO PRESIDENTE
Monsieur Loic Pasquet a Josè Vouillamoz e ad Anna Valli rappresentanti della Svizzera, ai rappresentanti di Grecia Sig. Spyros Zoumbolis e di Turchia Sig. Asli Baslam, ai referenti Regionali Sig. Cosimo Arlacchi per la Campania, Sig. Murru Mariano per la Sardegna e Sig.ra Silvia Arrighi per la Lombardia.
Saluto i membri delegati di ogni regione d’Italia, i giornalisti presenti, i produttori, i numerosi amici e la mia mamma.
Un immenso ed affettuoso abbraccio e ringraziamento alla Vicepresidente Adele Munaretto che è l’artefice dell’organizzazione di questo evento internazionale e un grazie anche ad Enrica Radaelli per la sua collaborazione.
Adele Munaretto ha svolto un lavoro complesso, impeccabile ed encomiabile.
Credo sia arrivato il momento di far sapere all’Italia che esistiamo, che siamo qui per dare voce e visibilità alle viti a piede franco che da 200 anni voce non avevano.
La nostra Associazione è nata da soli dieci mesi; è composta da produttori, enologi, sommelier, professionisti e appassionati del vino.
Il Nostro intento è quello di raccogliere, censire e proteggere ogni vitigno o singola vite a piede franco.
Siamo gli ultimi difensori degli ultimi esemplari della Vitis vinifera Europea, vite che ha nel suo DNA 8000 anni di storia.
Le nostre radici storico culturali religiose sono le stesse che hanno le viti a piede a franco, ben radicate nel terreno.
In Italia ci sono 600.000 ettari di viti e neanche l’1% è a piede franco.
Siamo il primo paese al mondo per viti autoctone 1.200 circa.
L’Impero Romano ha diffuso la coltivazione della vite in tutta Europa e PLINIO IL VECCHIO (comasco come me) (di cui festeggiamo i 2.000 anni di nascita) con la sua naturalis Historia ci ha dipinto un quadro perfetto di come era la viticultura.
Plinio il Vecchio ha sacrificato la sua vita a pochi chilometri da qua, partendo con una nave dal porto militare di Miseno (Campi Flegrei) per portare soccorso agli abitanti di Pompei a seguito dell'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.
Diventiamo tutti ecologisti quando parliamo di biodiversità, per poi estirpare senza pietà vigneti interi con piante centenarie per realizzare pochi euro di profitto in più.
Dimostriamo un’estrema sensibilità mediatica verso le specie animali in via di estinzione ma ci dimentichiamo totalmente di avere la stessa sensibilità verso le specie vegetali in via d’estinzione.
Il nostro compito è quello di intervenire su questa sensibilità mancante.
Vorrei abbracciare ogni produttore di piede franco che, contro ogni logica commerciale, talvolta in perdita e solo per preservare la storia della propria famiglia, la memoria del proprio padre o del nonno, hanno salvato, protetto e riportato alla produttività gli ultimi esemplari di Vitis vinifera.
Carissimi amici, dobbiamo imitare questi produttori e farci come loro portatori pazienti di questo sentimento d’amore che ci lega a queste viti centenarie che non chiedono niente e che pazientemente contro tutto e tutti, continuano a farci assaggiare i frutti dei loro vecchi tralci.
Per citare il nostro associato Renè Benzo “Ogni volta che solleviamo un bicchiere del miglior vino prodotto da queste viti straordinarie, ricordiamo il valore della resilienza e della adattabilità che esse ci insegnano. Sono un esempio tangibile di come la natura, se rispettata e presentata, possa offrire le risposte più sorprendenti alle sfide che oggi il mondo ci presenta. E quindi brindiamo a queste meravigliose piante madri, custodia del passato e speranza per il futuro. Che possano continuare a prosperare nelle loro terre selvagge, ispirandoci con la loro forza e la loro bellezza senza tempo.””
È nostro obbligo, a fronte di ciò, collaborare con ogni Ente, Associazione, Ricercatore, giornalista, enologo o chiunque abbia competenze del piede franco, per preservare il nostro patrimonio nazionale.
Lunga vita al Comitato Italiano a Piede Franco e lunga vita alle viti a piede franco!!!”
Il secondo intervento è stato affidato all’Ingegnere Cosimo Orlacchio, responsabile della Campania per il Comitato, sommelier e degustatore, giudice in varie guide vini.
Il delegato ha introdotto la viticoltura della Campania ed i motivi per i quali la fillossera non si è estesa in questo territorio, preservando le viti che dal Vesuvio ai Campi Flegrei passando per la costiera e per l’entroterra irpino ancora conservano un patrimonio vitivinicolo centenario.
Terzo intervento, quello di Loic Pasquet, proprietario di Liber Pater a Bordeaux e presidente dell'Associazione Francs de Pied.
Pasquet ha raccontato di aver creato liber pater nel 2004 su un vigneto storico di Bordeaux che apparteneva al filosofo Montagne. Nel 2011 è stato eletto Giovane Enologo dell'Anno dalla Revue du Vin de France. Dopo una battaglia legale contro le autorità francesi per l'introduzione di viti a piede franco e di vecchi vitigni, Liber pater è stato rapidamente riconosciuto come un prodotto eccezionale. Nel 2021, con alcuni viticoltori animati dai medesimi obiettivi e dalla medesima visione, Loic Pasquet ha creato l'Association des Francs de Pied per valorizzare le viti a piede franco e richiedere, tra l’altro, anche il riconoscimento della Vite a Piede Franco come Patrimonio dell'Umanità presso l’UNESCO. Il suo intervento è stato accompagnato da quello di Celià Calcagno, residente a Monaco e direttrice dell'Associazione Francs de Pied che ha spiegato come l’associazione si stia spendendo per il riconoscimento Unesco per le vigne a piede franco e di come il momento degli Incontri Internazionali a Piede Franco rappresentino il momento saliente dell’attività associativa in combinazione alla cena di gala che ogni anno si svolge a Monaco alla presenza del Principe Alberto II per la raccolta fondi destinati agli obiettivi dell’associazione.
È seguito l’intervento quello della dottoressa Giovanna Sangiuolo, giurista agroalimentare e vitivinicola, dottoranda di ricerca in Sistemi alimentari sostenibili, che partecipa ai tavoli istituzionali dello sviluppo territoriale con focus agroalimentare e turistico, e che assiste da tre decenni Enti pubblici e Imprese nella progettazione e organizzazione di distretti, poli e reti alimentari.
Il suo contributo, anche nella veste di produttore di uve da vino sui terreni di famiglia in Irpinia e in Toscana, ha inteso dimostrare come la stesura di un disciplinare possa combinare l’esigenza di tutela delle tradizioni vitivinicole, la valorizzazione del paesaggio agricolo e la possibilità dei piccoli produttori di vedere riconosciuto il loro lavoro in un contesto che oggi vede l’affermarsi di molteplici modelli di viticoltura dove ciascun modello rappresenta una tessera di un più ampio mosaico e dove ciascuno è dotata di eguale dignità. L’intervento ha inteso altresì sottolineare come ogni attività debba svolgersi nel rispetto della normativa vigente multilivello del settore anche in relazione alla necessità di evitare confusione per i consumatori oggi alle prese con un sistema di marchi, denominazioni ed etichette molto articolato.
Altro relatore illustre è stato il dottor Mariano Murru, Presidente Assoenologi Sardegna, Delegato per l’Italia all’Union International des Enologues, Membro dell’Accademia della Vite e del Vino ma anche viticoltore proprietario di oltre 7 ettari di viti a Piede Franco con le varietà carignano, monica, carenisca, moscato e nuragus.
Tornando in Campania, il dottor Gaetano Bove, fondatore di Tenuta San Francesco e custode di vecchie vigne prefhillossera e a piede franco nella valle di Tramonti in Costa d’Amalfi ha incantato tutta la platea con le foto delle sue vigne antiche, bellissime e baciate dal sole nella varietà di piedirosso e tintore le immagini hanno colpito per le viti maritate di uno spessore fuori da ogni canone.
Successivamente la presentazione del dottor José Vouillamoz una delle massime autorità mondiali in materia di origine e parentela dei vitigni attraverso il profilo del DNA. Genetista viticolo svizzero di fama internazionale, formatosi con la Prof.ssa Carole Meredith presso l'Università della California a Davis (USA), è coautore con i due Masters of Wine Jancis Robinson e Julia Harding del pluripremiato libro Wine Grapes (Allen Lane, 2012), il riferimento definitivo su tutti i vitigni coltivati nel mondo. Wine Grapes è stato successivamente pubblicato in giapponese. Nel 2017 ha pubblicato il libro di riferimento Cépages Suisses - Histoires et Origines, che ha riscosso un enorme successo a livello nazionale ed è stato successivamente tradotto in tedesco e inglese. Il dottor Vouillamoz è anche autore e coautore di numerosi articoli scientifici e libri sull'uva, come l'Oxford Companion to Wine e il World Atlas of Wine. Tra il 2019 e il 2024 è stato vicedirettore di DIVO, il più importante e antico club del vino in Svizzera. Il dottor Vouillamoz è un esperto indipendente di vino, scrittore di vino, educatore di vino e docente, nonché membro dell'Académie Internationale du Vin, dell'Académie du Vin de Bordeaux (unico membro svizzero), della Mémoire des Vins Suisses e del Circle of Wine Writers. Il suo intervento è stato particolarmente atteso dai membri dell’associazione monegasca poiché egli fa parte del comitato scientifico dell'Associazione Francs de Pied.
Ritornando in Italia, è stato il turno di Viviana Malafarina che da 14 anni alla guida dell’azienda Basilisco del gruppo Tenute Capaldo/Feudi di San Gregorio e si occupa personalmente della gestione complessiva e della produzione dei vini dell’azienda lucana. Nelle sue diapositive è stato possibile ammirare i sistemi di coltivazione irpini e quelli della Basilicata parlando anche dei due vini totalmente a piede franco, produzioni limitate delle due aziende, “Serpico” per Feudi e “Storico” per Basilisco.
Ancora dall’ Italia e precisamente dalla Valle d’Aosta Nicolas Bovard, 28 anni, gestisce una microazienda agricola ai piedi del Monte Bianco che produce Uva e piante officinali. Dal 2021 presidente della Cave Mont Blanc, cooperativa vitivinicola valdostana che produce il Blanc de Morgex et La Salle. Il vino, eccezionale prodotto dai vigneti più alti d’Europa, tutti impianti a Prié Blanc, vitigno autoctono a piede franco grazie proprio alle straordinarie altezze ed una viticoltura estrema narrata proprio nella sua presentazione.
Successivamente l’intervento di Cristina Fugatti, titolare assieme ai fratelli Giuseppe e Roberta della società agricola Roeno e von Blumen. Padre enologo, Cristina ha conseguito la laurea in viticoltura ed enologia presso l’istituto agrario di San Michele. Legata al territorio e ad ogni vino che lo rappresenta ha mostrato e raccontato dell’Enantio a piede franco le cui piante crescono a ridosso del fiume sulle sabbie grigie che lo hanno preservato dall’epidemia con piante decennali e un vino riserva molto apprezzato recentemente al galà di Montecarlo.
Dalla Turchia Asli Baslam ha raccontato dell’azienda Kavaklidere Wines, fondata nel 1929 è il primo produttore di vino privato del Paese, a conduzione familiare. Nata nel 1994, in una famiglia di produttori di vino in Turchia rappresenta la quarta generazione dell’azienda, membro del consiglio di amministrazione ha studiato in una scuola francese in Turchia, e in seguito frequentato l'università alla Sorbona di Parigi conseguendo un master in gestione del vino. Oggi gestisce anche le cantine di Kavaklidere a Bordeaux, in cui hanno investito nel 2016. Le suggestive immagini della Cappadocia hanno emozionato l’intera platea.
Dalla Grecia invece è giunta la testimonianza di Elsa Picard direttore di produzione della cantina La Tour Melas, un enologo di Tolosa, in Francia, francese di origini ma vive in Grecia dove compie il suo lavoro di cui ha illustrato la gestione delle vigne, dei vitigni e dei vini che vengono prodotti a piede franco.
Con lei il contributo di Spyros Zoumboulis, consulente enologo con sede ad Atene e il commovente intervento di suo padre, Panos Zoumboulis, che afferma di essere onorato della sua presenza nel territorio che ha accolto il gruppo di Greci che hanno fondato la prima colonia in Italia sulle costa di Cuma. Enologo consulente Panos Zoumboulis è co-proprietario con Loïc Pasquet di Tetradrachm vigneto storico sull'isola di Naxos, isola di Dioniso. La missione di Tetradrachm è quella di essere il fiore all'occhiello della viticoltura greca, inoltre, con il loro contributo è su altre 20 aziende vinicole in Grecia, Cipro e Argentina, molte delle quali non innestate.
Per la Svizzera Michael Hock nato a Coira, nel Canton Grigioni in Svizzera, ha trascorso l'infanzia e completato gli studi a Zurigo, conseguendo un Master in Biologia. Dopo alcuni anni di lavoro nel settore della certificazione per l'agricoltura biologica, si è trasferito in Piemonte, dove, nel 2008, ha ottenuto una laurea in Viticoltura ed Enologia. Ha lavorato presso l'Università di Torino/Alba nel dipartimento D.I.S.A.F.A., come responsabile di un progetto di ricerca che ha coinvolto oltre 50 microvinificazioni. Parallelamente, è stato anche responsabile tecnico delle vinificazioni per diversi consorzi di cantine piemontesi.
Da oltre dieci anni lavora presso la St. Jodern Kellerei a Visperterminen, nel Canton Vallese, prima come enologo e successivamente ricoprendo contemporaneamente il ruolo di enologo e CEO della cooperativa. La cantina, famosa in tutta la Svizzera per i vitigni Heida (Païen o Savagnin Blanc) è una cooperativa che conta più di 600 soci conferitori, i quali coltivano manualmente vigneti terrazzati su pendenze estreme, le cui impressionanti le foto dei numerosissimi impiegati durante il tempo delle vendemmie sui pendii impervi hanno colpito i presenti.
Alla fine, la testimonianza di Anna Valli, presidente dell’Associazione Svizzera Sommelier Professionisti della Svizzera Italiana. Sommelier con diploma federale, un riconoscimento professionale che rappresenta il culmine di anni di studio, passione e dedizione al mondo del vino.
Diciannove anni fa, ha fondato il gruppo Donne&Vino, un progetto nato dal desiderio di dare voce e spazio alle tante donne nel settore enologico locale. Appassionata ed entusiasta della materia, si dedica ai corsi di avvicinamento alla degustazione del vino e con emozione è gioia ha raccontato del suo lavoro e della sua vicinanza al comitato italiano.